domenica 27 aprile 2008

Consigli per la lettura

Cari lettori del blog,
vorrei segnalarvi articoli e post che potrebbero essere di interesse generale.
1)L'Italia che trova il centro-destra (parte 1) di Simona Milio (simonamilio.wordpress.com/) in cui Simona, avvalendosi dei dati estratti dal rapporto della Banca d'Italia, fornisce un quadro della situazione economica che il governo Prodi lascia in eredità al nuovo governo di centro-destra, al fine di monitorarne l'evoluzione (o meglio l'involuzione) nei prossimi anni.
2)Lo specchio d'Italia è sempre più rotto di Eugenio Scalfari(http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-sei/scalfari-specchio-rotto/scalfari-specchio-rotto.html?ref=search) in cui il noto giornalista, fondatore del quotidiano Repubblica, analizza e commenta i principali avvenimenti che hanno caratterizzato la settimana appena trascorsa.
3)Good money after bad tratto dall'Economist print edition del 24 Aprile (http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=11090151) che parla della vicenda Alitalia secondo la nota rivista Britannica.
Vi auguro buona lettura, se non li avete già letti, e sarebbe interessante e proficuo ricevere qualche feedback e confrontarci su questi temi.

venerdì 25 aprile 2008

25 aprile: Festa della liberazione

Il 25 aprile è una festa tutta italiana, ma anche se siamo in Scozia la vogliamo ricordare perchè è motivo di grande orgoglio per il nostro popolo. Se abbiamo un'Italia libera, lo dobbiamo soprattutto alla resistenza italiana. Per questo è un nostro dovere dedicare a loro questo giorno.
Insieme ai partigiani italiani, vogliamo ricordare anche l'impegno impiegato dalla forze alleate per liberare l'Italia dal nazi-fascismo.

Colgo anche questa occasione per ricordare un grande intellettuale italiano, Antonio Gramsci. Il 27 aprile è l'anniversario della morte di questa figura di rilievo internazionale, morto nel 1937 dopo tanti anni di prigionia.

domenica 20 aprile 2008

Ad una settimana dal voto...

Ad una settimana dal voto, facciamo il punto della situazione, considerando ed interpretando i principali fenomeni emersi dall’esito delle urne.

1) La netta vittoria del Popolo delle Libertà, ossia Forza Italia + Alleanza Nazionale, ultima operazione di marketing di Silvio Berlusconi, capo di questo cartello elettorale.
Tale partito insieme alla Lega Nord di Umberto Bossi ha ottenuto oltre 17 milioni di voti alla Camera. Circa 3 milioni e mezzo in più dell'alleanza Pd e IdV, che sosteneva Veltroni. Una interpretazione di questo risultato, che condividiamo pienamente, è quella fornita da Ezio Mauro, nel suo editoriale pubblicato su Repubblica il 16 Aprile. Egli scrive: Cos'è questa capacità (di Berlusconi) di mordere nel profondo del Paese, e di tenerlo in pugno? In un'Italia che non ha mai nemmeno rivelato a se stessa la sua anima di destra, ombreggiandola sotto l'ambigua complessità democristiana, il Cavaliere ha creato un senso comune ribelle e d'ordine, rivoluzionario e conservatore, di rottura esterna e di garanzia interna, che lui muove e agita a seconda delle fasi e delle convenienze, in totale libertà: perché non deve rispondere ad una vera opinione pubblica nel partito (che non ha mai avuto un congresso dal 1994) e nel Paese, bastandogli un'adesione, un applauso, una vibrazione di consenso, come succede quando la politica si celebra in evento, i cittadini diventano spettatori e i leader si trasformano in moderni idoli, per usare la definizione di Bauman. Idoli tagliati a misura della nuova domanda che non crede più in forme di azione collettiva efficace, idoli "che non indicano la via, ma si offrono come esempi". Sta qui il fondamento del risorgente populismo berlusconiano, un populismo della modernità, che supera la cattiva prova di governo del quinquennio di destra a Palazzo Chigi, l'età avanzata, l'usura ripetitiva, la fatica del linguaggio, il gigantismo delle promesse, le ossessioni private trasformate in priorità della Repubblica, come il perenne regolamento di conti con la magistratura.
Ecco perché il populismo può fare da cornice coerente alle paure di cui la Lega è imprenditrice al Nord, rassicurando nella delega carismatica al leader lo spaesamento del Paese minuto, e il suo spavento popolare per ciò che non riesce a dominare. Così, l'Italia del voto sembra più alla ricerca di rassicurazione che di cambiamento.



2) Il trionfo della Lega Nord, un evento inaspettato.
Tale fenomeno ha una sua ragion d’essere se si considera quella che è la natura del partito, che perdendo i suoi tratti caratteristici di partito di protesta e di rottura, ha assunto le sembianze di quello che può essere definito come partito regionale. Un partito regionale, come scrive Angelo Panebianco nel Corriere della Sera del 17 Aprile, è un partito che sfugge alle classiche etichette destra/sinistra: imponendosi come portavoce di una certa area territoriale, che aspira a rappresentare in modo monopolistico, è un partito interclassista e comunitario. E' un partito-comunità. Per un gruppo politico siffatto, avere un ruolo nel governo nazionale è importante ma solo se ciò rende più efficace la sua azione a favore della comunità territoriale rappresentata. La sua vera forza sta nel controllo delle amministrazioni locali e in una presenza capillare sul territorio. Come ha osservato Andrea Romano (La Stampa), non si capisce la Lega Nord se non si tiene conto della capacità che Umberto Bossi ha avuto nel corso degli anni di fare crescere una classe dirigente locale, di giovani amministratori, spesso abili, e capaci di tenersi in sintonia con le domande dei loro amministrati[…].un partito regionale come la Lega Nord vive e prospera in virtù di un rapporto «contrattuale», di scambio, su temi concretissimi, che toccano direttamente le loro vite e i loro interessi, con i propri rappresentati. A dare forza alla sua azione, a spiegare il suo radicamento e i suoi successi, sono due circostanze. In primo luogo, il fatto che un partito regionale non deve preoccuparsi, a differenza dei grandi partiti nazionali, delle «compatibilità» (se non quando non preoccuparsene danneggerebbe i territori rappresentati) e degli interessi nazionali[…] In secondo luogo, il fatto che il comunitarismo territoriale che lo ispira gli permette di muoversi «come se» le popolazioni rappresentate fossero internamente omogenee. Per l'interclassismo comunitario, «se ci guadagna» il territorio, ci guadagnano tutti i suoi abitanti.



3) La scomparsa di una rappresentanza della componente socialista e comunista nel Parlamento Italiano.
Il fatto che la Sinistra Arcobaleno e Il Partito Socialista abbiano riscosso consensi talmente bassi da non riuscire a superare la soglia di sbarramento del 4% alla Camera e tanto più dell’ 8% al Senato può essere interpretato sia come il risultato finale del gioco di veti, attacchi, critiche e riserve che ha paralizzato e affogato nel dissenso il governo Prodi, e anche perché i militanti e i simpatizzanti non hanno creduto che l'accrocco della lista fosse davvero l'embrione di un nuovo partito-movimento, bensì un espediente puramente elettorale come scrive Ezio Mauro nell’articolo già citato. Ma può anche essere ascritto all’incapacità della sinistra radicale, da 12 anni a questa parte, di comprendere i mutamenti che si stavano producendo nel paese, di rompere incrostazioni e tabù, restia a politiche animate di coraggio e fantasia e timorosa di rompere le vecchie solidarietà frontiste, secondo Ernesto Galli Della Loggia (Corriere della Sera - 16 Aprile 2008) facendo trasferire, in tal modo, a destra i voti dei cittadini a cui questa forza storicamente si rivolge. Tale fenomeno non è da considerare del tutto negativo, se si tiene presente che nella prossima legislatura ciò produrrà come primario effetto una consistente semplificazione dei gruppi parlamentari. Inoltre, si spera che, in questo periodo di forzato esilio, tali forze intraprendano una fase di dialogo con le forze moderate e riformiste del Partito Democratico. Altrimenti sono destinate a soccombere.



4) Le urne non hanno decretato la vittoria del Partito Democratico.
La campagna elettorale condotta in maniera esemplare da Walter Veltroni, con pacatezza e serietà degne di un leader democratico, riformista ed in linea con quanto avviene nel resto d’Europa, non è bastata per raccogliere i consensi della maggior parte degli italiani. Ciò nonostante, riteniamo che il PD ha saputo e continuerà a dimostrare di essere un partito che vuole distanziarsi dallo stereotipo della politica italiana. Il suo stile é stato apprezzato soprattutto all'estero (molti autorevoli quotidiani europei come il Financial Times, Le Monde, El Mundo, tanto per citare alcuni esempi, hanno invitato gli italiani a votare PD) e ha contribuito a dare dell'Italia un'immagine diversa…almeno fino all'arrivo dei risultati elettorali.
A questo punto occorrerebbe analizzare cosa non abbia funzionato.



· Secondo Ezio Mauro molti italiani non hanno saputo comprendere la portata innovativa della scelta del PD di correre da soli, una scelta che ha avuto come importante conseguenza la semplificazione del quadro politico e parlamentare.



· La novità del PD di fronte ai gravi problemi della parte più debole del Paese è stata percepita da alcuni come "politicista". E dunque per essi è stato più semplice mettere la croce su quei simboli dai quali si sentivano rassicurati, piuttosto che rischiare mettendo una croce su quel simbolo che rappresentava il nuovo.



· Il PD non è riuscito ad intercettare i voti dell’elettorato di centro, nonostante la forte e autorevole componente cattolica all’interno del partito, e questo è stato legato, in parte, dall’inserimento di candidati radicali all’interno delle liste del PD. Ma non è neppure riuscito ad intercettare i voti dell’elettorato della sinistra radicale, che probabilmente non ha compreso appieno la scelta di correre da soli e i benefici dell’introduzione di un sistema riformista.



· Ha pesato, inoltre, l’opinione comune sul governo Prodi, sia per quanto riguarda l’aspetto tasse (aumentate per far fronte ai disastri provocati dalla “creatività” del ministro Tremonti…ma i più non l’hanno compreso), sia per la litigiosità della coalizione su qualsiasi tema.



· Il PD è partito svantaggiato, da un certo punto di vista. E’ stato fondato da soli pochi mesi, le elezioni sono giunte nel bel mezzo della sua fase costituente e non ha avuto modo di ben radicarsi nel territorio.


Il risultato elettorale non mette minimamente in discussione la leadership di Veltroni sancita dal voto di 3.5 milioni di Italiani alle primarie del 14 ottobre. A lui il difficile compito di guidare l’opposizione, di battersi per l’attuazione delle riforme istituzionali di cui l’Italia ha un grande bisogno, di supportare la sfida riformistica anche dai banchi dell’opposizione, tutelare le istanze delle fasce più deboli che non trovano rappresentanza in parlamento. Se tutto ciò sarà portato avanti nel migliore dei modi, con serietà e forza, e se il PD riuscirà a radicarsi nel territorio, e non abbiamo dubbi che ciò avverrà, alle prossime elezioni riusciremo a superare di gran lunga il 33% e diventare la prima forza riformista al governo nella storia di Italia.
Eleonora Bellini e Marzia Ballardin

giovedì 17 aprile 2008

L'anomalia italiana

Nella circoscrizione estero, dove la destra tradizionalmente e’ fortissima, c’e' stato un grande risultato del PD. Addirittura e’ il primo partito alla Camera con il 32,7% davanti al PdL 31%. E mantiene tutti i seggi delle scorse elezioni in cui per altro la CdL, con un atto di presunzione, si presento’ divisa. Un risultato del genere e’ dipeso in gran parte dalle attività dei circoli democratici on-line e territoriali che, nati spontaneamente dopo la Costituente dello scorso Ottobre, hanno promosso un'ottima campagna elettorale piena di entusiasmo. Questo risultato, e’ bene ricordarlo, dipende molto anche dal fatto che gli elettori all’estero non sono intortati tutti i santi giorni dal potere mediatico di Berlusconi. In Italia abbiamo perso le elezioni. Il risultato del 33% e’ buono come affermazione di partito. Tuttavia non può esserlo per una forza riformista che si candida a governare il Paese. E questo e’ quello che conta di più. Pesa fortemente la distanza dall’altra coalizione: più di 9 punti percentuali! E mi spiego. Il nostro e’ un Paese politicamente anomalo in cui fino a tangentopoli la DC ha governato per 40 anni ininterrottamente. In seguito la sinistra ha vinto due volte grazie ad un sistema bipolare e a un ex-democristiano, Romano Prodi. Quindi in un paese storicamente a maggioranza anti-sinistra nelle gare tra partiti la sinistra ha sempre perso invece tra le coalizioni c’e’ stata un’alternanza. Vorrei far notare che in tutti i sistemi bipartitici del mondo negli ultimi 30 anni non si e’ mai registrato un gap superiore ai 5 punti tra gli schieramenti. In più a sinistra abbiamo già preso tutto il possibile, mentre al centro non abbiamo drenato neanche un consenso. E i voti dell’UDC sono voti congelati pronti all’occorrenza per il PDL. Sapevamo di poter pagare un prezzo per il cambiamento. ma nessuno pensava fosse cosi’ elevato. E’ politicamente rischioso concedere di nuovo a Berlusconi una vittoria cosi’ netta. L'entità sta nel fatto che tutti gli osservatori parlavano, anche a destra, di un Senato traballante. Invece 42 senatori con questa legge! Ma stiamo scherzando? Una maggioranza cosi' ampia non c'e' mai stata nella storia repubblicana. Cosi’ si mette a repentaglio anche l'azione futura del PD. In primis il ruolo che il partito avrà sulle riforme, perché rischiamo di essere meri spettatori. Insomma Berlusconi lo conosciamo. Ha fatto cadere la Bicamerale ed e’ l’artefice del porcellum. E c'ha già negato una Camera. Con la Lega cosi' forte il semi-presidenzialismo ce lo scordiamo. E credo anche che non si cambierà facilmente questa legge elettorale che calza a pennello al centro-destra. Quando deve perdere pareggia e quando deve vincere fa' cappotto! Poi anche se non trapela, questa sconfitta sta avendo conseguenze sulla leadership di Veltroni e sulla credibilità del PD come futura forza di governo. Non e' stata neanche una questione di poco tempo a disposizione. E comunque non e' decisiva per spiegare quello che e’ successo. Berlusconi vinse nel '94 con pochissimo tempo. Va bene il governo Prodi ha pesato, ma che dire del governo Berlusconi 2001-2006. Era percepito malissimo allo stesso modo. Credo che la linea politica di Veltroni fosse quella giusta. Il risultato ha dimostrato che per il PD c'e’ stato un difetto di credibilità. Se il messaggio è giusto ma non arriva agli elettori, forse l'errore stava nel portatore del messaggio? Non credo. Veltroni, come ho scritto, rimane uno dei leader più capaci della storia politica italiana ed e' un eccezionale comunicatore. L’errore a mio avviso e’ stato il target, il segmento elettorale a cui parlare. Gli argomenti ottimi e credibili di Veltroni, veicolati con un linguaggio immaginifico dal grande senso civico, hanno scaldato veramente i cuori della gente. Ma solo di un 1/3 degli italiani e sono stati ignorati dal resto. L'errore e' stato considerare la maggioranza degli italiani di centro come dei moderati che prediligono i toni pacati e sereni. Le vicende politiche lo dicono almeno da 15 anni. Infatti Berlusconi si professa moderato ma nelle azioni e nel linguaggio che usa non lo e' affatto. E' un populista. Ai "cosiddetti" moderati italiani evidentemente piace anche veder strappare i programmi, attaccare le istituzioni, parlare di successi con le donne, evadere regole. L’italiano medio e’ un furbo, ed e’ intriso di quel “familismo amorale” (vi rimando a wikipedia) ancora tipico della societa’ individualista italica non solo meridionale. Arrivo a dire che Berlusconi in buona parte ci fa', perché questa cosa l'ha capita al volo e noi ancora no. In sostanza l’Italia se non e' un Paese politicamente normale e' perché la classe moderata non e' tale. Questo e' stato a mio avviso uno degli errori. Certo non voglio assolutamente che Veltroni agisca come Berlusconi, ma e’ necessario che resetti l'azione politica tenendo presente questo scenario e che dialoghi con questo segmento elettorale almeno marginalmente. Altrimenti i voti per recuperare ce li scordiamo. Per quello che mi riguarda non mollerò e lavorerò da subito. Perché ci credevo e ci credo, altrimenti non sarei cosi’ critico e dettagliato. Tuttavia il 2013 mi sembra lontanissimo.

Quanto argomentato rappresenta semplicemente l'opinione di un militante e non esprime la linea del Partito Democratico ma ne utilizza semplicemente la tribuna politica.

giovedì 10 aprile 2008

si puo' fare e LO STIAMO FACENDO

Chiuse le urne all'estero guardiamo all'Italia e alle ultime 48 ore di campagna elettorale. Vorrei chiarire un punto essenziale: l’offerta elettorale del PD e del suo leader Walter Veltroni si differenzia nettamente da quella del principale esponente dello schieramento a noi avverso, che per esigenze di spazio tipografico e tempo chiamerò “principale avverso”.
I Partiti:
Il Partito Democratico (PD) nasce dall’unione dei DS e della Margherita più esponenti della società civile molti dei quali alla prima esperienza politica. Il processo di costituzione e’ durato anni culminando con le elezioni primarie del 14 ottobre 2007, dove 3 milioni e mezzo di elettori italiani hanno scelto Veltroni tra diversi candidati. Nel febbraio 2008 dopo mesi di discussioni i membri dell’assemblea costituente hanno approvato lo statuto, il manifesto dei valori e il codice etico del nuovo Partito.
Il Popolo della Libertà (PdL) e’ al contrario un cartello elettorale tra Alleanza Nazionale, Forza Italia e una miriade di micro-partiti tra cui quello della signora Mussolini, della nuova Democrazia Cristiana di Rotondi, dei Liberaldemocratici di Dini più alcuni personaggi discutibili, in primis Ciarrapico e De Gregorio. Il processo di formazione e’ durato il tempo di una notte senza elezioni ma con una imposizione di Forza Italia ai sui ex alleati. Fini ha chinato la testa e Casini ha deciso di andarsene, spostando di fatto a destra l’asse del nuovo pseudo-partito. Ricordo che il principale avverso solo due mesi prima aveva definito la Casa delle Libertà un ectoplasma, e Fini rispondeva che un tale progetto non poteva essere imposto dal predellino di una Mercedes senza nessuna discussione democratica. Ma tant’e’…
Le coalizioni:
Il PD ha avuto il coraggio di cambiare lo scenario politico sebbene Forza Italia non abbia acconsentito di modificare l’attuale legge elettorale. Il cuore della novità sta nella scelta di andare liberi e senza la sinistra radicale che a livello nazionale per l’ennesima volta si e’ dimostrata incapace di governare un Paese moderno quale dovrebbe essere l’Italia. Ci vuole coraggio nel lasciare per strada il 8-9% dei voti a sole 6 settimane dalle elezioni, tuttavia il grande entusiasmo che sta accompagnando Veltroni sembra ripagare questa scelta. La sola alleanza elettorale del PD e’ con l’Italia dei Valori e prevede nell’ormai prossimo parlamento un solo gruppo parlamentare, un solo programma e la sola leadership di Walter Veltroni. Di Pietro ha fama di essere persona coerente ed onesta.
Dall’altra parte oltre al già ricordato artifizio elettorale del PdL c’e’ una vera e propria alleanza con la Lega Nord (solo al nord) e con il Movimento per le Autonomie del siciliano Lombardo una sorta di lega sud (solo al sud). Entrambi saranno determinanti nelle rispettive regioni e quindi in parlamento. Come faranno a governare insieme due schieramenti che si battono e difendono interessi particolari opposti? Non credo che i suddisti vogliano la secessione territoriale, ne’ quella fiscale proclamata da Maroni e company, ne’ l’essere considerati alla stregua di clandestini o immigrati, ne’ tanto meno l’eruzione catastrofica dell’Etna. E Fini vuole forse lo stralcio del tricolore, o che si imbraccino i fucili contro le canaglie romane? Ma tant’e’…
I leader e i programmi:
Veltroni ha 52 anni, e’ un politico di esperienza che guarda con ottimismo ed energia al futuro di un Italia più moderna e giusta. E’ stato vice Presidente del Consiglio e Ministro della Cultura nel primo governo Prodi e vanta un grande riconoscimento bipartisan come sindaco di Roma. La capitale non vedeva un tale sviluppo economico e culturale dai tempi di Ernesto Nathan. E’ considerato il sindaco di Tutti, per quella capacità politica e personale di unire posizioni di interesse divergenti valorizzandone sempre la sintesi migliore. Si candida per la prima volta alla guida del Paese forte di questa esperienza e dell’investitura popolare delle primarie. E' convinto che la crisi economico-sociale dipenda anche da una politica gridata che non ha saputo occuparsi dei problemi reali. E' il tempo di finirla con le divisioni e gli odi. E' necessario riscoprire l’unita’ nazionale, l’orgoglio di essere Paese per superare le differenze reali tra nord e sud, tra ricchi (pochi) e poveri (molti) e quelle di propaganda ed anacronistiche tra comunisti e non. Nel suo programma punta diritto sulla crescita economica senza la quale non può esserci re-distribuzione ne’ equità sociale. Rilanciare l’economia abbassando le tasse, incentivare i consumi aumentando il potere d’acquisto dei salariati e promuovendo ulteriori liberalizzazioni nei settori di mercato ancora monopolizzati. Ridurre il debito pubblico, tagliando la spesa primaria di un punto di PIL all’anno. E poi lotta al precariato, all’evasione fiscale e alle sacche di spreco prodotte da politiche pubbliche inefficienti o da collusioni territoriali mafiose. In linea con le politiche economiche del governo uscente.
Il principale avverso ha 71 anni. E’ un politico e uomo d’affari di esperienza ma e' stanco. Dopo aver perso 2 volte, si candida per la quinta alla Presidenza del Consiglio. Fatto, credo, unico nella storia delle democrazie ma possibile per un personaggio che e’ il padre-padrone del proprio partito. Schieramento politico in cui non c’e mai stata nessuna corrente di opposizione interna ne’ alcun contraddittorio. Come uomo d’affari si e’ distinto largamente prima e durante l’esperienza in politica. Spesso l’interesse personale ha prevalso su quello comune e sul rispetto delle istituzioni. Ha avuto la possibilità di governare l’Italia per 7 anni, di cui gli ultimi 5 consecutivi e con una larghissima maggioranza, ma questo non volge a suo favore. Non credo di essere di parte affermando che solo pochissimi italiani anche di destra ricordano quegli anni in modo positivo per l’interesse generale del Paese. Non sono stati anni di liberalizzazioni o di crescita economica che sono i capisaldi di tutte le politiche della destra nel resto d'Europa. Ma piuttosto di crescita della spesa pubblica e azzeramento dell’avanzo primario, cosa che ha fatto schizzare di nuovo il debito pubblico dopo il freno imposto dal precedente governo di centro-sinistra. E ricordo che l’11 settembre ha condizionato anche l’economia di Francia, Spagna e Germania che in quella stessa legislatura sono cresciute più del doppio dell’Italia. Piuttosto si ricordano le leggi ad personam, salva-previti e cirami su tutte. La guerra in Iraq e il servilismo verso Bush. E la delegittimazione delle istituzioni, magistratura e Presidenza delle Repubblica. Per non parlare delle corna fatte durante un summit tra capi di Stato, l’offesa kapo’ fatta ad un euro parlamentare tedesco, processi prescritti, depenalizzazione del falso in bilancio e i molti condoni che giustificano e avvallano l’evasione fiscale. Ciliegina sulla torta la “porcata” della legge elettorale, fatta a colpi di maggioranza e con il solo fine di non far vincere pienamente l’avversario. Fregandosene se l’ingovernabilità poi ha ripercussioni soprattutto sui cittadini.
Conclusioni:
Dall’estero la differenza tra le due offerte elettorali appare cosi’ evidente. La visione futura per il bene comune del Paese, incarnata anche dal modo di essere e dalle personalità dei due leader, e’ dicotomica. Allo stato dei fatti Veltroni appare credibile ed ispira fiducia. Mi chiedo se e’ colpa di prestigiosi giornali non proprio comunisti come l’Economist, il Financial Times e il Wall Street Journal, che descrivono il possibile ritorno del principale avverso con un misto di inquietudine e sarcasmo, se non vengo capito dagli amici scozzesi quando discutiamo della possibilita' che il 40% dei miei concittadini voti per la quinta volta un personaggio cosi’ chiacchierato.
Agli elettori di centro-sinistra vorrei dire che la vittoria anche alla Camera e' a portata di mano. Li abbiamo presi e negli ultimi giorni possiamo sorpassarli.
Agli elettori simpatizzanti ma ancora scettici vorrei dire che se il Partito Democratico ha prodotto un processo innovativo della classe politica molto c’e’ ancora da fare. Per non frenare questa spinta unica, rara e per questo rischiosa e’ necessario che la proposta elettorale venga capita e premiata da una netta affermazione.
Agli elettori che in passato hanno mal digerito Berlusconi, votandolo pur di non scegliere il centro-sinistra, vorrei dire che finalmente il PD incarna una forza riformista, credibile e di governo. Guidata da un leader tra i più capaci nella storia politica italiana, Walter Veltroni.

lunedì 7 aprile 2008

Evento

Domani sera alle ore 20 presso l'Università di Edimburgo si terrà una video-conferenza con la Candidata alla Camera dei Deputati Beatrice Biagini. Per chi fosse interessato l'appuntamento è alle ore 19:30 in George Square 19.

Per maggiori informazioni non esitate a contattarci al nostro indirizzo di posta elettronica: