giovedì 16 ottobre 2008

Socializzare le perdite Privatizzare i guadagni

Ci sono concetti che sembrano poco importanti per il funzionamento dei sistemi economici eppure l’errata valutazione del rischio può essere considerata la causa scatenante di un insieme di fenomeni che con effetto domino hanno travolto i mercati e le istituzioni finanziarie del mondo intero.

C’è un accordo unanime nel ritenere che la crisi del credito negli Stati Uniti sia nata da una valutazione errata del rischio nella concessione di mutui e prestiti a soggetti che non potevano offrire sufficienti garanzie o che erano già gravati da altri debiti. La corretta valutazione del rischio in questi casi rappresenta uno strumento fondamentale per salvaguardare l’interesse del prestatore e piu’ in generale del sistema economico. Per l’avidità di alcuni banchieri o con la complicità fraudolenta della classe politica, il sistema economico americano ha tollerato l’accrescimento del livello di indebitamento delle famiglie (per l’abitazione, il consumo, lo studio etc.) e delle imprese senza che ci fosse un’efficace valutazione della loro solidità economica. Si ritiene che per i beni quotati su di un mercato, le probabilità ed i rischi connessi siano incorporati nel prezzo; le obbligazioni che scaturivano da questi prestiti con limitata garanzia, infatti, potevano godere inizialmente di un prezzo (interesse) piu’ alto.

Nella fase successiva questi prestiti ad alto rischio sono stati diluiti all’interno di altri prodotti finanziari piu’ complessi e venduti a fondi pensione, fondi d’investimento, compagnie assicurative e banche in tutto il mondo. Per poter marketizzare questi strumenti rischiosi le obbligazioni cattive erano impacchettate insieme a strumenti piu’ credibili e rispettabili. In questo modo i debiti originari si sono spostati nel tempo e nello spazio ed hanno raggiunto le istituzioni finanziare di molti paesi europei ed asiatici. L’intero sistema finanziario mondiale è stato inizialmente inondato da grossi quantitativi di denaro provenienti dagli interessi che questi strumenti erano riusciti a garantire prima dell’avvio dell’effetto domino. La diffusione di questi titoli è stata così capillare che non appena i debitori hanno avuto difficoltà nel far fronte alle obbligazioni gli effetti si sono visti prima in America e poi in numerosi paesi europei ed asiatici. Questi strumenti finanziari malati, simili a cellule cancerose, hanno minacciato l’esistenza stessa delle istituzioni che vi avevano investito risorse e portato allo stato di insolvenza banche ed assicurazioni americane ed europee.

In che modo gli Stati Uniti stanno cercando di uscire da questa situazione problematica? Il piano Paulson approvato dal congresso garantisce l’esborso da parte del governo degli US nei prossimi mesi di 700 miliardi di dollari per il salvataggio delle principali istituzioni finanziarie coinvolte ed in ultima istanza dell’intera economia. Il piano di salvataggio - da alcuni denominato “cash for trash”- prevede l’acquisto da parte del governo federale (e quindi del contribuente) di titoli di dubbia esigibilità e svalutati per dare liquidità agli istituti gravati dalle insolvenze. In questo modo il governo si trova a sostenere i debiti dell’intero sistema finanziario scaricando sui cittadini i costi del salvataggio senza peraltro avere accesso ad eventuali utili che potrebbero emergere in seguito all’operazione. Oltre alle misure del piano Paulson è in discussione in questi giorni – diventerà presto un provvedimento – l’acquisto da parte del governo di significative partecipazioni nelle 9 principali banche americane e la garanzia statale sui prestiti interbancari. Misure finalizzate a ristabilire una parità con le condizioni previste dai piani di intervento dei governi europei in un paese che ha già un costo del denaro molto basso e che rischia di ritrovarsi in una vera “trappola della liquidità”.

Sull’altra sponda dell’Atlantico, la strategia anglo-europea ha cercato di garantire oltre ai depositi dei risparmiatori i prestiti che le banche si fanno sul cosiddetto mercato interbancario. In questo grande mercato finanziario, data la grande sfiducia che regna, i governi tentano di garantire le transazioni con i fondi pubblici al fine di eliminare la diffidenza reciproca. Circa 1000 miliardi di euro sono stati resi disponibili dai governi europei per garantire i prestiti interbancari fino alla fine del 2009, mettere a disposizione fondi per l’eventuale ricapitalizzazione, ed entrare nel capitale delle banche con misure di nazionalizzazione parziale. Un’iniziativa comune anglo-europea che ha ridato temporanea fiducia alle borse e prodotto temporanei rialzi a due cifre sui principali mercati azionari nei giorni immediatamente seguenti. Da molti interpretato come un evidente segno del successo delle politiche di salvataggio europee, - successo peraltro temporaneo - questo intervento potrebbe rappresentare l’inizio di un periodo di grandi ristrettezze: l’incremento della spesa pubblica in un periodo di recessione potrebbe tradursi in una crescita della pressione fiscale in paesi già gravati dai costi degli squilibri demografici. Inoltre, alcuni già si chiedono fino a che punto gli stati possono indebitarsi senza che anche su di loro si abbatta la sfiducia dei mercati.

Che cosa è lecito prevedere per i prossimi anni se le politiche di salvataggio avranno successo? Come primo effetto di questo crac le banche dovranno ridurre il peso delle attività legate alla compravendita di titoli ad alto rischio e potenzialmente pericolosi che hanno provocato il collasso finanziario e tornare alla loro tradizionale attività: raccogliere denaro presso gli sportelli e prestarlo a imprenditori e soggetti economici lucrando sullo spread fra i diversi tassi di interesse. Oltre al sistema bancario anche il mondo economico uscirà cambiato da questi rovesciamenti e le attività manifatturiere finalizzate alla produzione di cose, beni e servizi acquisiranno nuovamente importanza a scapito della finanza. La crescita economica sarà rallentata dalla minore disponibilità di capitale per investimenti, acquisizioni e fusioni e torneranno centrali l’incremento della produttività e le dinamiche demografiche. Lo squilibrio macroeconomico di fondo che secondo molti osservatori ha scatenato la crisi è stato provocato dal deficit commerciale accumulato dagli Stati Uniti e dall’eccesso di riserve monetarie che Cina e Giappone hanno avuto in questi anni. I governi del G8 e tutti i paesi in via di sviluppo dovranno trovare un accordo sulle modalità per riassorbire questo disequilibrio che fino ad ora è stato sostenuto con il debito pubblico e privato americano. Si aprono scenari macroeconomici che ancora non conosciamo e che potrebbero mettere in discussione il ruolo che l’America ha avuto negli ultimi 2 decenni oppure minacciare la coesione e l’esistenza stessa dell’area Euro.


di Stefano Angelini





7 commenti:

Anonimo ha detto...

Il quadro delineato fornisce una visione che, a mio avviso, trascura alcuni aspetti della questione. Le obbligazioni garantite da un collaterale (come ad esempio i mutui, i leasing, le carte di credito e così via) che hanno iniziato a perdere valore sin dai primi mesi del 2007 (alcune dal secondo semestre 2006) sono state soltanto la miccia che ha innescato una reazione a catena catastrofica. Un po' come nella teoria del caos in cui il battito d'ali d'una farfalla (alcuni cittadini che non riescono a pagare il mutuo in tal caso) a New York ha causato un terremoto in tutto il mondo. In realtà nel periodo 2003-2007 si sono intrecciati molti elementi che hanno creato una situazione esplosiva e sono: le posizioni a leva di banche e società d'investimento; il cosiddetto azzardo morale che ha spinto le banche a prestar soldi a chi non si poteva permettere un prestito e quelli che sapevano di non essere in grado di pagare il mutuo a prenderlo comunque; il modo in cui sono redatti i bilanci delle istituzioni finanziarie e, soprattutto, la demenziale convinzione tutta americana che sia possibile la crescita senza limiti.
Il sistema negli scorsi anni per funzionare prevedeva tassi di crescita (del prezzo delle case in particolare) che non si sarebbero mai dovuti arrestare così come un sistema di garanzie sempre maggiori ma sempre più basate su carta, ora carta straccia.
Il risultato è drammatico e siamo solo a metà strada, il problema conosciuto e vissuto da più di un anno dagli addetti ai lavori ora è giunto all'opinione pubblica e il risultato è un esacerbarsi della situazione di tensione che sta sfociando nel panico e nell'instabilità più totale.
Il gioco tutto americano (ma noi europei in materia non facciamo che copiarli) è quello di gonfiare il pallone fin quando non si può andare oltre e di sgonfiarlo quindi per poi tornare tutti a gonfiarlo ancora.
Questa volta sembra che il pallone non si possa più gonfiare; qualcosa è cambiato e finalmente è ora che ci si renda conto che è la globalizzazione a dover mettersi al servizio delle realtà locali e non viceversa come è stato finora. Ausppico che nasca da tutto ciò un disdegno verso le banche e i banchieri, che la gente non dia più ascolto a miliardari disonesti (come l'ex CEO di Lehman Brothers ad esempio).
Solo così le perdite economiche sociali che verranno e sono inevitabili potranno essere attenuate dalla nascita di un mondo in cui i valori e l'etica finalmente contino qualcosa. Stiamo assistentdo alla nascita di un nuovo capitalismo, una soluzione quale la statalizzazione delle istituzioni finanziarie adottata dall'Europa e, con termini più moderati, in America che speriamo sia adeguatamente coordinata per non sfociare in una balcanizzazione del sistema finanziario pericolosa come le obbligazioni sui mutui, se non di più.
grazie.

Anonimo ha detto...

Grazie delle Vs iniziative ma non siete parte del mondo d'oggi. L' era communista e' finita. Crescete e crescete con il mondo e il mondo dove e' diretto. Al disastro, ucsire dal disastro analysi matematica e ricerca. L'Europa puzza e puzza ed e' povera.

Noi Americani e Inglesi, Arabi and Africani siamo al punto noi oggi non possiam piu aiutarvi.

Recuperiremo................

Io ho detto a voi no e voi dovete dire basta. Grazie

Beder, UK Glasgow, 2008 17,10
www.bbfreelancer.com.

Anonimo ha detto...

Continuo..........

Cosa Volete sapere sull Globalisation and Post- Colonialisazione: e il mondo che stiamo vivendo la nostra e' communita'.......Ci state distruggendo con la Vs immigrazione un esempio di desolazione alla Europe Rascista... da noi nel mondo siete Non avrete mai rispetto di lingua e di cultura altrui.

Date da mangiare a qui poveri che stanno muorendo - agli starnieri che in Italia oggi popolano senza dignita umana e rispetto al prossimo Noi vediamo solo ogni giorno alla nostre terre, beni e ideologie senza sapere di quale communita sei alle culture stessa and all' identita' internazionali. Non e' solo un passato Romanesco e Greco Classico ma e' il compartamento di modernita' di ricchezza sociale di - Status- di simplificazioni e rispetto al altrui. La nostra humanita e fede e inugualiabile al Vs fasicmo di mussolino, alla vs seconda guerra mondiale.... Che dio perdoni Roma e la Grecia cosa hanno fatto alla umanita mondo e alla economia distrutta da una class di incapaci communisti....

Non neache Blair e Gordon Brown insistendo con voi Europei... "We say it is digrace,"

Anonimo ha detto...

I'm impressed...

Marzia Ballardin ha detto...

It is difficult to understand what you are trying to say. It would be good if you could write it again in English and then we can comment. Please do not be offended by this, I think we should appreciate people attempting to write in Italian.

Thanks

Marzia Ballardin ha detto...

Premetto che non sono una mente molto economica, ma questa è la mia opinione sulla crisi finanziaria.
Secondo me molti dei colossi finanziari sapevano benissimo dove sarebbero finiti e sapevano anche benissimo che lo stato sarebbe stato costretto a salvarli. Quindi ne hanno approfittato fin che hanno potuto e poi quando è arrivata la bancarotta hanno scaricato la propria responsabilità.

Il problema non è soltanto che queste persone esistano, ma che abbiano potuto fare cio' che hanno fatto senza che lo stato sia intervenuto.
C'è un'inconsistenza di fondo nella teoria del laissez-faire. Se non si vuole che lo stato intervenga, bisogna anche prendersi le proprie responsabilità. E' troppo comodo chiedere allo stato di intervenire quando le cose vanno male.
Per questo io credo che sia meglio dare piu' voce allo stato e meno ai grandi colossi.

Anonimo ha detto...

Il salvataggio delle banche con il denaro pubblico è stato un modo per redistribuire i costi generati dagli errori dei banchieri ed è stato necessario per evitare l'insolvenza generalizzata ed il collasso dei sistemi economici per penuria di liquidità. Pur non essendo un economista credo che per prevenire fenomeni di speculazione eccessiva e di sovraesposizione bancaria siano necessari adeguati sistemi di controllo. Paradossalmente il sistema bancario italiano sembra aver retto molto meglio l'onda d'urto arrivata dai derivati americani rispetto alle banche di altri paesi europei. C'è tuttavia il timore che questa crisi possa essere utilizzata per ridurre l'apertura dei sistemi economici ed il livello di concorrenza all'interno di questi. Non è un segreto che il ministro dell'economia sia un acceso critico della globalizzazione e della finanza internazionale che potrebbe utilizzare i recenti eventi per ispirare nuove politiche di assistenzialismo, corporativismo e difesa di interesi particolari a scapito di quello generale. La globalizzazione ha bisogno di essere rivista ed essere umanizzata, sono daccordo, ma il nostro sistema economico ha invece bisogno di maggiore competitività, innovazione, ricerca, sviluppo e meritocrazia